settembre 10

Presentazione

La nostra ricerca vuole riproporre, analizzare, valorizzare e diffondere contenuti di vario genere, ricollegabili alla tradizione anarchica, sempre più sconfinati nell’oblio, al fine di ripercorrere le vicende storiche sottaciute, le vite, le lotte e gli ideali che condividevano coloro che scrivevano, cantavano, si riconoscevano, e portavano al mondo queste storie.
Inizialmente, era nostra intenzione soffermarci sulla tematica della canzone sociale, dei canti anarchici. Ovviamente volevamo esplorare anche il campo della musica di oggi, proponendo specificamente brani che diffondono, contenuti libertari ai giorni nostri. Ci premeva sottolineare, da un punto di vista sociologico, il passaggio dai canti anarchici tradizionali, alle canzoni ispirate ed incentrate sulle lotte di matrice anarchica piu’ recente. Quei canti e quelle canzoni, sono una preziosissima testimonianza del cambiamento storico e sociale in Italia, ad esempio, si va da un repertorio tradizionale che potrebbe essere individuato dagli albori dell’ottocento, fino agli anni del secondo dopoguerra. Durante gli anni della contestazione, il canto di protesta sociale fu abbracciato dalla canzone d’autore, e più precisamente per quanto riguarda i contenuti di stampo libertario dal genovese Fabrizio De Andrè. Successivamente, come in altre parti del mondo, sempre di più il potere omologante della televisione ed il consumismo tentarono di annichilire le lotte sociali, le coscienze, gli ideali, dalla portata popolare: la connotazione popolare, infatti, piuttosto che rappresentare ”il popolo”, finì sempre di piu’ per rappresentare qualcos’altro, che si distaccava dalla connotazione politica di protesta, a tal punto che l’aggettivo “pop” cominciò a designare un genere artistico e musicale che aveva a che fare con il consumo, con il leit-motive delle masse, qualcosa di commerciale, prodotto in serie. In tal modo, la musica di protesta, la canzone popolare, ancor di più quella di natura anarchica ha teso verso il rifiuto della cultura corrente. Sbocciando così all’interno di generi musicali, che dal 1977-1980 costituivano le basi di quelle stesse ”controculture” o ”subculture” sociali (soprattutto punk, rock, hardcore). Ancora oggi è qui che possiamo rintracciare canzoni ispirate ad ideali anarchici, o che raccontano e rappresentano un punto di vista libertario. Qui, all’interno di quelle controculture, che sopravvivono all’omologazione e alla mercificazione culturale, sempre più progressiva, oppure attraverso la rivisitazione intellettuale o etnomusicale, di quei testi tradizionali di un tempo.
Successivamente, abbiamo deciso di trattare anche contenuti di natura bibliografica e cinematografica, di matrice anarchica, per l’amore per la ricerca, in una prospettiva più olistica e completa, che permette di spaziare dalla magia della parola, scritta, cantata, o intonata, recitata, la parola che non vorremmo che il tempo o altri tiranni, potessero mai cancellare.